La manipolazione dei risultati è sempre preoccupante.

La costante evoluzione degli algoritmi e la potenziale manipolazione dei risultati.
Negli anni passati, Google ha affrontato diverse controversie legali significative, tra cui spicca l'azione antitrust intentata dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per la presunta manipolazione dei risultati e dei dati di ricerca. Per i veri specialisti di settore, che studiano costantemente gli algoritmi al fine di fornire soluzioni vincenti alle aziende, anche italiane, grazie all'applicazione del growth hacking e alla potenza dell'analisi digitale, questi eventi non rappresentano certo una novità.
La causa ha catturato l'attenzione globale ed è tuttora un argomento di dibattito nel settore tecnologico e delle leggi antitrust.
Comprendere gli approcci e i comportamenti dei maggiori monopolisti e gestori dell'informazione mondiale, ovvero i motori di ricerca, è fondamentale. Non solo per cogliere le opportunità sfruttabili, ma anche per riconoscere la potenziale "distorsione della realtà" che gli utenti potrebbero subire quando i dati vengono elaborati o filtrati.
Questo rende cruciale monitorare la possibile manipolazione dei risultati.
È essenziale conoscere questi aspetti per preservare una certa "libertà" da condizionamenti esterni. Ciò è particolarmente vero per le aziende, che necessitano di comprendere come sfruttare la potenza del mondo online per competere efficacemente con l'evoluzione dei mercati e degli utenti, fronteggiando al contempo competitor sempre più performanti.
Per questo, una strategia digitale è indispensabile per contrastare ogni potenziale manipolazione dei risultati.
L’oggetto del contendere: la sfida tra monopolio e innovazione.
In estrema sintesi, il Dipartimento di Giustizia Americano ha sostenuto che Google stesse alterando e monopolizzando il mercato delle ricerche online, inclusi i motori di ricerca e la pubblicità. Questo comportamento avrebbe limitato la concorrenza, ostacolato l'innovazione e danneggiato aziende e consumatori.
Nello specifico, Google è stata accusata di stipulare accordi esclusivi con i produttori di dispositivi mobili, come Apple, per rendere il suo motore di ricerca predefinito. Ciò impediva a concorrenti come Bing o DuckDuckGo di ottenere una quota significativa di utenti, suggerendo una manipolazione dei risultati.
Non solo...
Eric Lehman, un ingegnere software con una lunga esperienza nell'industria tecnologica e con Google, ha affermato che uno dei principali fattori di ranking utilizzati da Google fosse il numero di clic che un sito web riceveva dai risultati di ricerca. In altre parole, è stato svelato, con un effetto quasi "bomba atomica", che i siti web con più clic fossero favoriti nel posizionamento.
Perché tutto ciò ha generato uno shock nel mondo?
Tentare di basare il ranking (la posizione all'interno della pagina di risposta di Google) sui clic potrebbe favorire i siti web delle grandi aziende. Queste dispongono di risorse finanziarie significative, in grado di investire di più in pubblicità che generano clic e in tutte quelle attività costose di marketing digitale, SEO e SEM, che servono ad aumentare l'interazione con pagine, pubblicità, landing pagee articoli. Di conseguenza, si aumentano i clic, facilitando potenzialmente la manipolazione dei risultati.
Inoltre, un approccio di questo tipo potrebbe limitare la diversità nei risultati di ricerca. I siti web meno conosciuti andrebbero con certezza quasi assoluta a soccombere nella competizione organica con quelli più popolari. Si comprende l'enorme problema che le aziende "normali" corrono a causa della potenziale manipolazione dei risultati? Questa è un'ulteriore dimostrazione della sproporzione tra grandi e piccole realtà, un tema che i consulenti strategici per lo sviluppo digitale delle aziende affrontano costantemente per garantire un campo di gioco più equo attraverso una strategia digitale mirata.
Visibilità a pagamento vs. organica: l’importanza della SEO contro l’alterazione dei risultati.
Per alcuni studiosi e ricercatori, tentare di manipolare i dati e i risultati di ricerca sarebbe la conferma che Google stia cercando di limitare l'attività SEO. Questo per ostacolare tutte quelle benefiche iniziative che portano alla visibilità le pagine web e, in cascata, le aziende stesse. L'obiettivo sarebbe scalare posizioni all'interno della ricerca organica, quella naturale, senza ricorrere alla costosa pubblicità a pagamento. Quest'ultima rappresenta la principale fonte di guadagno per queste enormi aziende mondiali.
Comprendere questo aspetto, che è alla base dei loro miliardari modelli di business, rende tutto immediatamente più semplice da capire. Incluso il più che probabile tentativo di ricorrere alla manipolazione dei risultati per "distrarre le masse" e condizionarle. Un approccio pericoloso che nessuno può escludere, ed è proprio per questo motivo che le autorità governative americane stanno investigando.
In ogni caso, è cruciale ricordare che l'attività di ottimizzazione per i motori di ricerca, conosciuta come SEO (Search Engine Optimization), è nata proprio per favorire la relazione con i motori di ricerca. Essa permette loro di comprendere chi hanno di fronte in termini di prodotto, servizio, brand, ecc. Garantisce il rispetto di tutte quelle regole tecniche, sebbene non scritte, che portano o limitano la visibilità nel mondo digitale e che relegano sul fondo delle fosse delle Marianne gran parte delle aziende, soprattutto quelle italiane.
Senza la SEO, non si va da nessuna parte. Molto spesso, a causa della sua assenza, si rischia di scivolare erroneamente nella costosa e per certi versi pericolosa pubblicità digitale, proposta da professionisti impreparati o professionisti non troppo specializzati che poco sanno di analisi dati, competitive analysis, reputazione e marketing digitale strategico. I consulenti strategici per lo sviluppo digitale delle aziende non smetteranno mai di ripeterlo: la SEO è un passaggio obbligato per attivare o migliorare il posizionamento organico nei risultati di tutti i motori di ricerca, Google in primis, e per contrastare la potenziale manipolazione dei risultati.
Inoltre, l'eventuale e scellerato uso dei clic come fattore di ranking potrebbe spingere alcune aziende a cercare di manipolare il sistema per ottenere una posizione più alta. Questo favorirebbe pratiche poco etiche di ottimizzazione, note come "click fraud", dove i clic vengono generati artificialmente per migliorare il posizionamento.
Ma in questo scenario, chi potrebbe realmente sfruttare tali pratiche?
Assolutamente non tutti, ma solo le grandi realtà con risorse ingenti, rendendo la competizione ancora più sproporzionata senza una chiara strategia digitale che eviti la manipolazione dei risultati.
In questi scenari complessi e ben celati, non bisogna considerare solo la manipolazione dei risultati e dei dati. Gli algoritmi, sempre più sofisticati e performanti, agiscono come elementi di filtraggio che conducono comunque l'utente a ricevere una risposta al loro intento di ricerca piuttosto che un'altra. Google utilizza infatti una serie di algoritmi per determinare i risultati delle ricerche.
Due di questi algoritmi, BERT e MUM, sono stati menzionati in relazione alle controversie antitrust. BERT (Bidirectional Encoder Representations from Transformers), introdotto da Google nel 2019, è un algoritmo che cerca di comprendere meglio il significato delle parole in una frase, migliorando così la qualità delle ricerche.
MUM (Multitask Unified Model) è invece un algoritmo più avanzato, annunciato da Google nel 2021, progettato per gestire ricerche più complesse e comprendere il contesto in modo più completo. L'evoluzione non si è fermata qui; algoritmi successivi come l'applicazione di AI generativa e modelli linguistici avanzati continuano a essere introdotti e ce ne saranno ovviamente degli altri, in funzione del cambiamento delle strategie di Google.
Questo include anche la crescente rilevanza della geolocalizzazione (Geo), che influenza sempre più la pertinenza dei risultati forniti agli utenti, rendendo la manipolazione dei risultati a livello locale una sfida aggiuntiva. Secondo Google, questi algoritmi potrebbero migliorare notevolmente la capacità di rispondere alle domande degli utenti in modo più preciso ed efficace. Ciò, si potrebbe aggiungere, potrebbe portare Google ad arrogarsi il diritto di selezionare e presentare all'utente solo le risposte che qualcuno ritiene essere le migliori, e non tutte.
Si comprende cosa potrebbe significare in definitiva la manipolazione dei risultati e l'importanza di una strategia digitale che tenga conto di questi meccanismi?
La causa antitrust e le affermazioni sulle presunte manipolazione dei risultati dovrebbero stimolare, anche in Italia, importanti domande sulla trasparenza e l'equità degli algoritmi di ricerca di Google. E quindi sulla loro reale o supposta volontà di orientare i consumatori verso un obiettivo rispetto a un altro, anche attraverso l'uso della pubblicità digitale a pagamento.
La necessità di ridurre la benefica portata dell'attività SEO, che sta spingendo Google a sviluppare algoritmi sempre più sofisticati, dovrebbe inoltre indurre tutti a considerare che, all'interno del mondo digitale, non ci sono poi così grandi libertà e vie di fuga dalle logiche di business dei motori di ricerca.
Pertanto, indipendentemente da come evolveranno le controversie antitrust e le strategie di ranking di Google, per qualsiasi realtà, pubblica o privata, sarebbe buona norma correre subito ai ripari affidandosi a un consulente strategico specializzato nello sviluppo digitale delle aziende.
È fondamentale iniziare immediatamente a costruire un'identità estremamente radicata e referenziata all'interno di tutti i canali digitali. Non c'è ancora molto tempo a disposizione, e forse si sta perdendo l'ultima occasione per la salvezza, resa possibile da una strategia digitale lungimirante, che protegga dalla manipolazione dei risultati.
La visibilità online è assimilabile a competere in una gara automobilistica molto selettiva, con avversari forti.
Per iniziare a gareggiare, l'elemento fondamentale è disporre di un motore tecnologicamente avanzato, una benzina di assoluta qualità, un pilota capace e una strategia di squadra di grande valore. Pensare di gareggiare su un circuito da F1 con un carro trainato da un asino, beh, le speranze di contrastare la manipolazione dei risultati sono nulle.
In un panorama digitale in continua evoluzione, dove la manipolazione dei risultati è una potenziale minaccia, la strategia digitale è la bussola per navigare la complessità degli algoritmi e garantire una presenza online efficace.
La direzione corretta per l'azienda è garantita dall'ausilio di un consulente strategico per lo sviluppo digitale delle aziende.
