INNOVAZIONE 14/12/2023

Ecommerce: un utile strumento che nasce morto

Come Creare Un Ecommerce Ideaswing
Contesto

Ecommerce: tutto ciò che non vogliono far sapere.

Chi analizza e salva le aziende quando gli ecommerce non producono risultati significativi, dovrebbe precisare con grande onestà intellettuale che questo strumento digitale è molto utile ma si presenta di base con grossi limiti. Infatti, molto spesso dopo una lunga e costosa gestazione, nasce purtroppo "morto" a livello di visibilità.

Questo accade perché è una tecnologia quasi sempre preconfezionata, prodotta e poi "replicata" in serie senza la conoscenza e il rispetto del funzionamento dei motori di ricerca e delle diverse AI.

È cruciale ricordare che infatti che TUTTI i motori di ricerca mondiali (come Google, Bing, Yandex, Baidu, ecc.) e le AI integrate in essi, sono ancora gli unici gestori, monopolisti e punti di passaggio obbligati per la visibilità digitale. Quella specifica visibilità che conduce all'acquisto di un prodotto o servizio.

Non sono certo gli "inutili" social media la soluzione principale, come molti credono erroneamente.

Pertanto, un ecommerce che non "dialoga" con le regole pretese dai motori di ricerca e dalle AI è destinato a rimanere sconosciuto durante gli intenti di ricerca degli utenti.

Un e-commerce è un utile strumento per gestire una vetrina, la selezione e l'acquisto dei prodotti, il magazzino e i pagamenti. Tranne rarissimi casi, serve quindi a gestire flussi interni, non a generare visibilità esterna in autonomia, come invece credono in molti.

Questo enorme gap tecnico-culturale è il problema grave per le aziende. Molte continuano infatti e purtroppo a credere che la sola presenza di un ecommerce garantisca successo, visibilità e aumento delle vendite.

Invece, nulla di più sbagliato!

In termini di visibilità, averlo o non averlo non cambia quasi nulla. Senza una sufficiente visibilità organica, tra miliardi di pagine web, l'uso massiccio dell'intelligenza artificiale e una concorrenza sempre più agguerrita, gli utenti non raggiungeranno mai la pagina del prodotto, né saranno convinti all'acquisto.

Funziona così.

...ed ecco perché le aziende in difficoltà sempre più spesso ricorrono alla "pericolosa" pubblicità digitale.

Amazon l’esempio più eclatante.

Amazon, il noto colosso delle vendite online, è l'esempio lampante. Anche questo gigante è costretto a pagare miliardi in pubblicità digitale ad esempio a Google per rendere visibili le sue pagine.

Difficile a credersi eppure è così?

Pensate alla competizione per un intento di ricerca come "luci di Natale", Google restituisce infatti milioni di pagine. Quindi per apparire, anche Amazon deve investire ingenti somme. Questo dovrebbe far riflettere sulla necessità di una strategia di visibilità organica anche per le più grandi realtà.

Guardando lo screenshot qui sotto allegato, si noterà che a fronte di un intento di ricerca riferito alla competitiva keyword "luci di Natale", il motore di ricerca Google precisa che esistono oltre 27 milioni di pagine che trattano l'argomento o si riferiscono alle parole "luci di Natale".

Pertanto, per essere visibile ed essere presente nelle prime posizioni della prima pagina di Google, l'ecommerce di Amazon è costretto a pagare molti soldi per essere immediatamente raggiunto, per promuovere le sue "luci di Natale e per sopravanzare la numerosa concorrenza.

Lo screen shot successivo mostra invece l'elevata competizione mensile che si attesta in oltre 549.000 ricerche mensili e soprattutto tutte le declinazioni della ricerca connessa alle varie long-tail della keyword "luci di natale".

Ce ne sono oltre 2.291.

Tutto ciò dovrebbe far riflettere.

Analisi

Che fare allora per essere un riferimento?

Prima di spendere inutilmente energie economiche e organizzative per un ecommerce, è SEMPRE fondamentale studiare l'intero contesto di impiego: mercato, utenti, concorrenza e capacità aziendali. Questo permette infatti di scegliere lo strumento digitale migliore, definire la strategia di visibilità digitale più efficace (che includa SEO e GEO), quella di marketing e la gestione del "magazzino digitale".

...fino ovviamente a circoscrivere costi e interventi, così che la dirigenza aziendale possa valutare obiettivi, risultati, redditività ed esborsi economici.

Non è detto tuttavia che si debba sempre utilizzare il classico ecommerce, spesso costoso e farraginoso. Esistono infatti strumenti alternativi efficaci, che anche noi impieghiamo, per l'interazione diretta con gli utenti, con costi di mantenimento inferiori e consigliabili anche per i negozi digitali che funzionano ma vogliono migliorare le performance.

Nella gestione di numerosi progetti, si è osservato inoltre come molte aziende si siano "dissanguate" in iniziative digitali inefficaci a causa di un approccio errato e di "specialisti" superficiali. Progetti per i quali non è stata valutata preventivamente la capacità tecnica dello strumento proposto, né tutto ciò che gravita attorno ai mercati target, agli utenti e ai famosi motori di ricerca, che indiscutibilmente impattano su questi strumenti.

Ricordiamo inoltre che un utente medio trascorre in Italia mediamente 6 ore e 40 minuti al giorno sul proprio smartphone. Questo rende l'ottimizzazione mobile e l'esperienza utente (UX/UI) fondamentali per la vendita online e quindi un ecommerce non mobile-friendly o con una UX scadente è destinato quasi sicuramente al fallimento.

Visione

Rimettere in sesto l’e-commerce: dalla diagnosi alla crescita sostenibile.

Qualora ci si trovi invischiati in questi problemi, una soluzione c'è sempre. L'unica cosa da fare è interpellare velocemente un competente consulente strategico digitale, non una generica web agency o software house che nulla sanno di motori di ricerca e analisi digitale.

Non ve ne sono molti in Italia, ma quei pochi specialisti sono assolutamente capaci e estremamente competenti.

Per riconoscerli, è sufficiente osservare il loro approccio: se affrontano le necessità e i problemi del cliente partendo dall'analisi dei dati e di tutto il contesto, saranno sicuramente affidabili.

Capito il limite iniziale di gran parte degli ecommerce, ossia che questi strumenti non nascono per fare visibilità in autonomia, il dramma di tanti negozi digitali preconfezionati è che difficilmente vengono rivisti successivamente in termini di ottimizzazione tecnica.

...e questo è il problema che li "inchioda" definitivamente sul fondo degli abissi oceanici digitali, mettendo in seria difficoltà le aziende.

Non è quindi "così grave" creare un ecommerce sbagliato ma perseverare sul non volerlo modificare per tanti motivi.

Il primo è che il costruttore dovrebbe mettere in discussione uno strumento venduto come perfetto, ma concepito con gravi errori. Oltre a dover affrontare una mole di lavoro enorme per rimediare, specialmente se le pagine di prodotto e i link interni sono diventati innumerevoli negli anni.

Questi negozi digitali sono quindi molto spesso delle "creature digitali spiaggiate", sfinite e morenti a causa di errori provenienti dalle fasi di concepimento, crescita e uso.

Adottare fin dall'inizio alcune "best practice" che migliorano l'ecommerce, rendendolo visibile, sicuro e veloce per utenti e motori di ricerca, è cruciale.

Convertire infine l’interesse in azione.

Se essere visibili è il primo fondamentale aspetto per portare al successo un ecommerce, far compiere un'azione agli utenti dovrebbe essere il secondo indiscutibile obiettivo. Quindi il clic sui pulsanti "Acquista" o al limite su "Iscriviti".

Qui sta il punto: a questo stadio dovrebbe essere già entrato in scena il marketing digitale, quel complesso di strategie che trasformano gli utenti in clienti. Purtroppo, non è quasi mai così. Nella stragrande maggioranza dei casi queste strategie sono assenti o carenti, mentre la loro fondamentale presenza assicurerebbe invece la sinergica combinazione di tre elementi fondamentali:

  • Promozione efficace per attirare gli utenti.
  • Impeccabile esperienza utente per favorire l'acquisto o incentivare il ritorno.
  • Contenuti di qualità, rilevanti e coinvolgenti, che consolidano la relazione con gli utenti e radicano il valore del prodotto e dell'azienda venditrice.

Senza questi elementi non si può costruire una solida brand reputation, oggi indispensabile per posizionarsi come leader autorevoli nel settore e conquistare o mantenere la fiducia dei clienti.

...e quasi sempre mancano.

La realtà ci ricorda inoltre che spesso gli ecommerce dimenticano che il rapporto con gli utenti non si conclude con la procedura d'acquisto. Le persone non vogliono solo capire la qualità, il prezzo e come prodotti o servizi di un brand migliorano la loro vita; si aspettano anche di essere "coccolati", valorizzati e riconosciuti dallo stesso brand, prima e dopo.

Quella che si potrebbe definire un'evoluzione potenziata del customer satisfaction e del customer journey.

Dopotutto, gli utenti si aspettano questi standard anche da aziende molto piccole, poiché le abitudini e i marketplace hanno ormai definito elevati standard per il servizio clienti e la personalizzazione dell'esperienza utente negli acquisti online.

Di fronte a queste evidenze, la domanda cruciale per ogni imprenditore non è più "se", ma "come" assicurare al proprio ecommerce la guida strategica necessaria per non essere solo una vetrina, ma un motore di crescita sostenibile.

Ricordiamo che investire in professionisti che comprendono queste dinamiche complesse, o affidarsi a chi guida sviluppo e ottimizzazione con una visione strategica, non è un costo, ma l'investimento più saggio che si possa fare per assicurare una crescita aziendale solida e duratura.