INNOVAZIONE 20/11/2023

Marketing digitale: l’AI non è la soluzione definitiva

Marketing Digitale Ideaswing
Contesto

Il marketing digitale e il contributo dell’AI.

Il marketing digitale rappresenta ormai un elemento irrinunciabile per il successo di qualsiasi realtà, a prescindere dal settore di riferimento. Si tratta di una disciplina specifica, parte di un più ampio processo di analisi e comprensione di un determinato mercato. Essa si manifesta attraverso l'utilizzo di tutti i canali online: dal sito web fondamentale ai motori di ricerca, dai social media alle campagne email e oltre.

Come ogni aspetto del mondo digitale, anche il marketing digitale è in continua e rapida evoluzione. L'introduzione e la progressiva maturazione dell'Intelligenza Artificiale (AI) hanno marcato una fase di cambiamento profondo, posizionando l'AI come un elemento centrale di questa trasformazione. Nonostante l'impressionante potenza di calcolo e la capacità predittiva, l'AI non si configura ancora come uno strumento autonomo. Non è, infatti, in grado di gestire l'intera complessità del marketing digitale. Sebbene alcuni nuovi operatori la dipingano come tale, è fondamentale comprenderne il reale impatto e le sue sfumature.

L'AI, in effetti, può essere impiegata per ottimizzare l'efficacia delle campagne. È in grado di analizzare enormi volumi di dati, identificando trend nascosti, e persino generare bozze di contenuti altamente personalizzati. Pertanto, la sua utilità nelle attività ripetitive e su larga scala è innegabile.

L’insostituibile intelligenza umana nel marketing: emozione e strategia.

Nonostante i progressi dell'AI, l'esperienza umana, la creatività e gli insight derivanti da rapporti diretti e conversazioni approfondite con gli utenti rimangono insostituibili. È proprio da queste interazioni che si definisce un'efficace strategia di marketing digitale. Le emozioni e l'empatia sono elementi cardine della psicologia umana e della decisione d'acquisto. Sono ancora al di fuori della piena comprensione e gestione autonoma dell'AI.

Il compito del marketing digitale è comprendere appieno le esigenze dei mercati e degli utenti target. Successivamente, si deve definire la strategia più efficace per raggiungerli, catturare la loro attenzione e, infine, condurli al compimento di un'azione specifica. Tutto questo avviene grazie a una serie di emozioni generate da una comunicazione digitale mirata. Attraverso emozioni ed empatia, il marketing digitale stimola l'interazione: dalla navigazione di una landing page alla lettura di un articolo, dalla visione di un video all'interazione con una pubblicità. Il percorso culmina in un'azione e una decisione, come l'acquisto di un prodotto o un servizio.

Qui risiede la differenza cruciale. L'AI eccelle nell'analisi di dati comportamentali. Le motivazioni profonde che spingono o frenano un utente nel compiere determinate azioni rimangono, per ora, dominio dell'intuizione e dell'empatia umana. Consideriamo un esempio. Un'AI può rilevare un aumento nel volume di ricerca per la keyword "computer". Tuttavia, non può discernere l'intento preciso dietro la ricerca: se è l'immediata volontà di acquisto, o una fase di comparazione prezzi in vista di future promozioni come il Black Friday. Per comprendere queste sfumature, le aziende devono continuare a interagire direttamente con gli utenti e avvalersi di consulenti strategici ed esperti del mondo digitale, capaci di raccogliere informazioni tramite sondaggi diretti, interviste o focus group.

La sinergia tra AI e strategist: potenziamento, non sostituzione.

L'AI offre vantaggi significativi nel marketing digitale, specialmente nelle attività ripetitive e automatizzabili. Si pensi all'invio massivo di email, alla gestione dei social media o alle risposte ai clienti tramite chatbot sempre più sofisticati e capaci di auto-apprendere il linguaggio umano. Però, anche in questi contesti, l'efficienza dell'AI cela la presenza di un Conversation Designer umano. Questo professionista analizza e progetta i dialoghi per garantire un'interazione uomo-macchina naturale e coinvolgente.

Questo sottolinea un punto fondamentale: l'AI non può ancora replicare la capacità umana di creare contenuti intrinsecamente creativi ed emozionanti. Non può progettare esperienze human-friendly che generino connessioni significative. Capire le sfumature emotive, i desideri impliciti e le preferenze personali è un'abilità ancora esclusiva dell'essere umano.

In definitiva, l'AI è uno strumento potente. Però, se utilizzato senza il contributo e la supervisione di uno strategist umano, non può assolvere l'obiettivo primario del marketing digitale: soddisfare le esigenze degli utenti per promuovere la visibilità e incrementare le vendite. Se usata senza supervisione umana, il rischio è quello di produrre contenuti di scarso valore che alimentano il deleterio Brain Rot, mettendo a rischio la reputazione delle aziende agli occhi dei loro utenti.

Il successo del marketing dipende infatti dalla capacità di generare emozioni. Sono queste che devono attirare l'attenzione e indurre all'azione. Studi, come quelli condotti da Harvard, dimostrano che il 95% delle decisioni di consumo è influenzato da processi inconsci ed emotivi.

Le aziende che comprendono il ruolo delle emozioni nel comportamento d'acquisto, attraverso una consulenza strategica di valore, creano campagne di marketing digitale esponenzialmente più efficaci. Le emozioni influenzano la percezione, la valutazione e, di conseguenza, la decisione d'acquisto. Le emozioni positive, in particolare, generate da immagini evocative e da uno storytelling autentico, possono creare un legame profondo tra brand e utenti. Questo favorisce l'affezione e l'acquisto.

In assenza di una strategia di marketing digitale ben strutturata, anche la pubblicità digitale serve a poco.

Un esempio lampante è offerto da un'azienda di viaggi che si avvale delle storie dei propri clienti per forgiare un legame emotivo tra persone, brand e luoghi. Analogamente a quanto fatto da Airbnb nei suoi spot TV, si mostrano i ricordi legati a un'esperienza, non solo il luogo fisico. Pertanto, contenuti generati unicamente sulla base di dati, senza considerare emozioni e necessità umane, possono ottenere un'ottima performance in termini di SEO e distribuzione. Ma difficilmente genereranno conversioni significative. Per convertire, è imprescindibile suscitare emozioni.

Ecco perché è fondamentale non rinunciare mai ai rapporti diretti con le persone. Non farlo significherebbe non solo essere percepiti come distanti dalle loro necessità. Comporterebbe anche la perdita di quelle informazioni cruciali che si celano nelle conversazioni e che sono vitali per migliorare le prestazioni. È proprio questa interazione, guidata da uno stratega esperto, a consentire di andare oltre il dato grezzo e costruire un marketing digitale che risuoni profondamente con il pubblico.

Nell'era del marketing digitale e dell'AI, la vera leadership non è definita dalla potenza tecnologica.
È la capacità umana di orchestrare dati e intuizione per creare connessioni autentiche e guidare il business verso orizzonti inesplorati.