Strategia 12/03/2019

Così com'è il marketing è sempre meno utile.

Illustrazione su fondo verde di una figura che mostra il bicipite, accanto alla parola campione
Executive summary

Il marketing, così com'è ancora praticato da molti, è sempre meno utile: senza i dati su mercato, concorrenza e comportamenti degli utenti, è un motore potente ma senza carburante. Questo articolo spiega perché la sola "scienza" del marketing non basta più a competere, come il gap culturale e il vuoto strategico frenano molte imprese italiane e perché la vera leva è integrare analisi, tecnologia e visibilità, affidandosi a competenze reali e non all'improvvisazione.

Scenario

Marketing: perché da solo non basta più.

Considerare la sola "scienza" del marketing come passaggio obbligato per la crescita, senza un'adeguata contestualizzazione, è un errore che distingue le realtà che prosperano da quelle che vivono nell'incertezza. Il marketing privo dei dati aggiornati su azienda, prodotti, mercato, concorrenza e comportamenti degli utenti è come un'automobile da corsa priva di ruote o di carburante: affascinante da osservare, ma inefficace per competere in gara.

Nel business moderno, l'equilibrio di tutti i fattori che rendono efficace il marketing è la base di partenza per chi vuole sopravvivere o crescere. È una realtà che molti attori del mercato, restii al cambiamento, ancora non accettano: lo dimostrano le aziende dell'arredamento in difficoltà, i comuni con le piazze vuote e gli e-commerce senza risultati. Mentre un segmento del mercato resta vincolato a vecchi condizionamenti, un altro evolve e incrementa i guadagni, sfruttando gli spazi lasciati liberi da chi non coglie le opportunità.

La differenza sta nell'umiltà dell'approccio all'evoluzione e nella volontà di allinearsi ai modelli moderni. I modelli di marketing del passato devono adattarsi al cambiamento del contesto in cui gravitano i mercati, cioè alle necessità e ai comportamenti degli utenti target. Per crescere, l'unica strada è studiare e aprirsi a una mentalità flessibile; tutto il resto è una costosa perdita di tempo, a partire dalla pubblicità digitale inefficace.

Analisi

Il gap culturale e il vuoto strategico.

Tutti i mercati e le professioni hanno subito una spinta poderosa al cambiamento, accelerata dai rischi e dalle opportunità dell'intelligenza artificiale. Al di là delle letture, il cambiamento è tangibile per tutti e nessuno può dirsene estraneo. Dalla crisi del 2007 in poi si delineano quattro condizioni: chi ha intuito per primo il cambiamento e ne ha tratto vantaggio; chi sta iniziando a comprenderlo e cerca l'ultima occasione; chi è "nel guado", abbandonato da professionisti impreparati; e chi non ha saputo evolvere e ha cessato o sta cessando l'attività.

Quando manca la visione strategica.

Molte imprese, di ogni settore, restano immerse in un gap culturale sulla conoscenza dei dati, dell'evoluzione dei mercati, della concorrenza e dei comportamenti. Nei primi incontri conoscitivi emerge spesso l'assenza di un piano di marketing basato sull'analisi e di linee strategiche di sviluppo: si continua a "navigare a vista", non solo nelle PMI ma anche in aziende con fatturati importanti, in attesa di un intervento esterno risolutivo che raramente arriva.

Il ritardo è tanto più grave in un contesto di crisi economiche e tensioni ricorrenti che impattano sui mercati con cadenze sempre più brevi. Se un tempo un prodotto era concepito da una sola persona, oggi è al centro del lavoro di decine di figure competenti, ingegneri, designer, sistemi automatici e, sempre più, intelligenza artificiale. Il marketing deve evolvere di pari passo, o resta indietro.

Dati

I comportamenti sono cambiati: il peso del digitale.

Non si può costruire una strategia di marketing efficace ignorando quanto le abitudini si siano spostate sul digitale. All'inizio del 2025, secondo DataReportal, in Italia si contavano 53,3 milioni di utenti internet, l'89,9% della popolazione, che trascorrono ogni giorno diverse ore connessi da mobile. Come si può pensare di spingere gli utenti verso le vetrine fisiche di un tempo, mentre gran parte della popolazione consulta quelle digitali restando a casa?

A questo si aggiunge il ritardo nell'adozione tecnologica: secondo Eurostat, nel 2024 solo il 13,5% delle imprese europee utilizzava l'intelligenza artificiale, con un divario ampio tra grandi aziende e PMI. Ne consegue che il marketing celebrato da tutti, senza il corredo informativo su mercati, comportamenti, concorrenza e tecnologia, resta incompleto: gli manca ciò che porta a visibilità, posizionamento e credibilità, gli elementi che gli utenti pretendono prima di compiere un'azione.

Il punto, allora, è chi accompagna le aziende in questi passaggi. I professionisti capaci sono pochi: troppi si qualificano come esperti sui social e promettono risultati con la pubblicità, ma in pochi rendono tangibile lo sviluppo. È qui che diventa decisiva la differenza tra la forza della SEO e il limite dei social.

Visione

Studiare, evolvere e affidarsi a competenze reali.

La via d'uscita dal vuoto strategico è chiara: fare business significa dotarsi di analisi dei dati, business e competitive intelligence e di una strategia di marketing evoluta, spiegando ai dirigenti le dinamiche e i comportamenti che caratterizzano mercati e utenti, nel B2B come nel B2C. Quando le aziende conoscono queste informazioni, il percorso strategico diventa più definito, o quantomeno si apre alla ricerca di approcci più efficaci. Lo scopo è fare business, non stabilire chi ha torto o ragione.

Serve però evitare due errori: l'improvvisazione e il "fai da te", che nel business moderno non hanno ragione di esistere e l'affidarsi a chi promette miracoli senza competenze. La scelta del partner giusto e la valutazione tra consulenza esterna e risorsa interna, diventa parte della strategia, come lo è la definizione a monte della strategia di marketing e di visibilità.

Il cambiamento riguarda tutti, imprese ed enti pubblici e va governato con la stessa consapevolezza con cui si affrontano i rischi e le opportunità dell'AI, spesso con il supporto di una consulenza per lo sviluppo del business. Il marketing non è morto: è cambiato ciò che serve per renderlo efficace. E chi lo comprende per primo trasforma un limite percepito in un vantaggio competitivo concreto.

FAQ

Domande frequenti.

Perché si dice che il marketing, così com'è, è sempre meno utile?

Perché il marketing praticato senza il supporto dei dati su mercato, concorrenza, comportamenti degli utenti e tecnologia è incompleto: come un'auto da corsa senza ruote, resta inefficace in gara. Non è il marketing in sé a essere superato, ma l'idea che basti da solo, scollegato dall'analisi del contesto. Oggi le abitudini si sono spostate sul digitale e i mercati cambiano con cicli sempre più brevi: una strategia che non parte dai dati e non tiene conto di come le persone cercano e decidono produce spesa senza risultati. Serve integrare marketing, analisi e visibilità.

Qual è il gap culturale che frena molte aziende italiane?

È il ritardo nella conoscenza dei dati, dell'evoluzione dei mercati, della concorrenza e dei comportamenti degli utenti. Molte imprese, anche con fatturati importanti, continuano a "navigare a vista", senza un piano di marketing basato sull'analisi né linee strategiche di sviluppo. Il divario si riflette anche nella tecnologia: secondo Eurostat, nel 2024 solo il 13,5% delle imprese europee usava l'AI. Questo ritardo è tanto più rischioso in un contesto di crisi ricorrenti, perché lascia le aziende impreparate proprio mentre concorrenza e strumenti evolvono rapidamente.

Come rendere di nuovo efficace la strategia di marketing?

Integrando il marketing con l'analisi dei dati, la business e competitive intelligence e una strategia costruita sui comportamenti reali degli utenti, nel B2B come nel B2C. Occorre partire dalla conoscenza del mercato per definire dove e come raggiungere le persone, che oggi si informano e decidono sul digitale. Vanno evitati due errori: l'improvvisazione del "fai da te" e l'affidarsi a chi promette risultati senza competenze reali. La scelta del partner giusto, tra consulenza esterna e risorsa interna, è parte integrante della strategia e spesso ne determina il successo.