Marketplace, e-commerce o sito web? Ecco come scegliere

Aggiornamento 22.05/2024

Marketplace o e-commerce, un passaggio quasi obbligato

Nell’era moderna, il business in tutti i mercati è indiscutibilmente legato alla presenza delle aziende di ogni dimensione all’interno del mondo digitale grazie marketplace affermati, e-commerce visibili o “semplici” siti web che intercettano efficacemente gli utenti target.

È il passo obbligato per tutte quelle aziende di piccole, medie e grandi realtà, che hanno capito che per competere e crescere, devono sfruttare le continue evoluzioni dei mercati e delle abitudini delle persone.

Sia in ambito privato, sia in ambito professionale.

Per farlo, ricorrono a:

1. Marketplace, ossia quegli enormi mercati digitali voluti, creati e gestiti da grandi aziende, per far coesistere un’infinità di venditori che offrono prodotti o servizi, venduti su un’unica piattaforma. Amazon ad esempio.
2: E-commerce, che sono invece negozi online che vendono prodotti o servizi di un singolo venditore sull’unica piattaforma aziendale di proprietà. Nike ad esempio.
3: Web-site, siti “normali” che a differenza dei primi non vendono nulla ma sono delle utilissime vetrine digitali impiegate per comunicare ai mercati target caratteristiche aziendali, specificità ed impiego dei prodotti, eccetera.

Da questo ambito sono ovviamente esclusi gli “inutili Social” come precisato da BrightEdge Channel Report.

Ciò detto, in linea generale i tre strumenti citati in precedenza nel loro diverso uso, sono la salvezza di molte realtà italiane alle quali hanno offerto una via d’uscita dalle tante crisi che ciclicamente si ripetono, oltre un’infinità di opportunità che solo il mondo digitale può assicurare.

Questo trend positivo è confermato anche dallo studio di The European House – Ambrosetti. Secondo questo studio, le imprese italiane che vendono online hanno registrato nel 2023 un aumento medio del fatturato dell’8,8% e della marginalità dell’8,1%.

Per le PMI i benefici sono stati ancora più significativi: 9,3% l’aumento del fatturato e 64% della marginalità.

Si può quindi rimanere fuori dal questo mondo?

Impossibile!

Abitudini e comportamenti sono la fonte delle soluzioni

Prima di capire cosa scegliere tra marketplace, e-commerce o sito web, è fondamentale partire dalle abitudini e dai comportamenti, per raggiungere quella consapevolezza di base che aiuta il manager a capire prima e a decidere dopo.

Ebbene, per quanto concerne l’Italia, senza voler allargare il discorso oltre ogni ragionevole limite, ricordiamo che nel 2022 abbiamo interagito ogni giorno con il cellulare 6 ore e 37 minuti.

Nel 2023 abbiamo invece interagito con il cellulare 6 ore e 40 minuti.

Dall’enormità di questi numeri, riscontrabili tranquillamente in rete, è quindi evidente che il mondo digitale è un passaggio obbligato se si vuole intercettare il flusso, l’interesse e quindi il business. Quello che non è tuttavia chiaro a tutti è che questi numeri confermano l’unico aspetto sul quale ci si deve concentrare: gli utenti vogliono avere informazioni e interagire.

Questo spiega perché le aziende spesso dimenticano, o non conoscono affatto, l’effetto R.O.P.O.

L’effetto R.O.P.O. (Research Online Purchase Offline) è il comportamento degli utenti che cercano informazioni online per poi procedere con un acquisto offline. È tra l’altro un’abitudine che si sta sempre più radicalizzando.

Non solo online ma anche offline.

Per fare un esempio, ricordiamo quello connesso all’acquisto di un’autovettura.

Prima ci si informa in “rete” sulle reali performances di un veicolo, le sue qualità, i suoi consumi e su ciò di negativo che la riguarda per avere una realtà non filtrata da venditori e pubblicità. Poi ci si presenta in concessionaria per provarla e per definire il prezzo.

Questo è ciò che succede, come confermano gran parte dei concessionari con i quali abbiamo collaborato.

Tant’è che anche un colosso come Mercedes-Benz, nei suoi prossimi sviluppi diminuirà/eliminerà il personale di vendita a favore di sistemi online che intercettano e soddisfano queste abitudini.

Ropo Ideaswing

Cosa scegliere?

Se si raggiunge la consapevolezza che auspichiamo, il passaggio successivo è decidere se investire in un e-commerce, in un marketplace oppure su un efficiente sito web che promuove prodotti e servizi per indirizzarli verso attività offline (negozio fisico) o altri siti.

… anche verso marketplace specializzati nella sola vendita e/o logistica.

Tutte le opzioni presentano ovviamente vantaggi e svantaggi anche se la scelta ideale dipende da fattori connessi agli obiettivi aziendali, al budget a disposizione, al tipo di prodotto o servizio offerto ed infine al futuro a cui si ambisce.

1. L’e-commerce.
Pro: offre un controllo completo su ogni aspetto del business. Dai prodotti in vendita ai prezzi, dal branding alla customer experience. Dalla vendita alla gestione dei resi. Questo significa avere la libertà di creare un’esperienza di acquisto unica e personalizzata per i propri clienti, fidelizzandoli e aumentando pertanto i profitti, dato che non ci sono commissioni da versare a terzi.
Contro: gli enormi costi di visibilità, di sviluppo e mantenimento della piattaforma, oltre di quelli connessi alla presenza di un team interno capace di gestire la piattaforma.

2. I marketplace.
Pro: offre un bacino di utenza esistente e ampio, non si devono spendere soldi per promuovere le pagine dei prodotti e non ci sono costi di sviluppo, di mantenimento o di aggiornamento. La gestione è tutta a carico loro.
Contro: il costo del servizio, il magazzino minimo da garantire, la concorrenza delle altre aziende e la perdita di controllo sul proprio brand.

3. I siti web.
Pro: offrono il controllo e la diffusione delle informazioni e tutta quell’esperienza informativa che marketplace ed e-commerce non potranno mai raggiungere in termini di brand awareness e brand positioning, in quanto limitati da opposti obiettivi di marketing e da tecnologie che non nascono per fare visibilità ma solo gestire, nella stragrande maggioranza dei casi, una vetrina ed un carrello.
Contro: non permettono la vendita diretta e quindi la digitalizzazione dei processi aziendali sui mercati B2B o B2C, sostengono i costi di visibilità oltre presenza di un professionista esterno competente.

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Il falso mito della visibilità

Nella nostra lunga esperienza a contatto con molte aziende e manager di tutti i settori in Italia o all’estero, abbiamo capito che l’e-commerce è erroneamente percepito come uno strumento per fare visibilità. Niente di più sbagliato! È solo un efficiente strumento per avere una vetrina digitale e gestire la vendita dei prodotti in essa contenuti.

Un e-commerce senza una poderosa e costosa attività di promozione digitale è quindi uno strumento che nasce morto.

Discorso diverso per i marketplace, come lo sono ad esempio Amazon ed eBay, che si occupano direttamente di promuovere all’interno dei loro affollatissimi mercati mondiali i prodotti messi in vendita.

Ciò nonostante, anche loro sono costretti a fare i conti con i problemi di visibilità e per essere visibili sono costretti a “pagare dazio” a motori di ricerca come Google, spendendo miliardi di dollari in pubblicità digitale.

Questo è l’unico modo anche per loro per far comparire alcune pagine nei risultati di ricerca degli utenti tra i tanti competitors.

Non ci credete?

Lo screenshot qui sotto dimostra che è proprio così dato che per la keyword “cavo usb c”, il motore di ricerca Google precisa che esistono oltre 12.6 milioni di pagine di competitors riguardo questo argomento.

Adesso è tutto più chiaro?

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Ragionare sempre in ottica data-driven

Qualunque sia l’obiettivo aziendale o la propensione a considerare di “pancia” un marketplace, un e-commerce o un normale sito web, l’importante è ricordare che per crescere nel business moderno bisogna ricorrere all’analisi dei dati prima di intraprendere qualsiasi evoluzione tecnologica.

Senza questo approccio è come giocare alla roulette russa con una pistola semiautomatica. Morte sicura!

Una corretta analisi dei dati è inoltre fondamentale anche per capire come costruire una forte relazione con gli utenti, i mercati e tutti quegli attori che governano i canali digitali. Ci riferiamo ai motori di ricerca.

I dati permettono di capire chi sono i clienti e quale è la dimensione del mercato target, come è posizionata un’azienda sul mercato di riferimento, il livello di autorevolezza raggiunto dal brand, quali strategie di marketing si dovrebbero adottare, quali azioni intraprendere per fronteggiare la concorrenza e via discorrendo.

È utile anche per costruire quella solida Brand Reputation che tutti gli utenti ed i mercati oggi pretendono.

Senza queste informazioni il rischio è pertanto quello di spendere tempo e soprattutto denaro, come sempre succede, in azioni inutili o addirittura dannose. È infatti l’esperienza che maturiamo ogni volta in cui siamo chiamati a salvare le aziende che si sono dissanguate dalla pericolosa pubblicità online suggerita da una delle tante web agency improvvisate  che ancora continuano a devastare l’imprenditoria italiana.

Peggio ancora quando le abbiamo trovate in balìa dei disastri causati da realtà e programmatori inesperti che non hanno usato la forza dei dati per costruire complessi e-commerce per la vendita di prodotti sui mercati mondiali.

In conclusione è giusto fare ciò che si vuole ma prima di ogni scelta che potrebbe essere mortale, sarebbe utile chiedere consiglio a quegli esperti che possono rendere tutto tangibile con la freddezza e l’illuminazione dei dati.

Questa è la vera ed unica differenza.

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